Il benzodiazepine un ansiolitico, funziona, ma crea dipendenza

benzodiazepine ansiolitico

E’ uno dei rimedi più efficaci e tempestivi per mettere l’ansia a freno ma questo ansiolitico, il benzodiazepine, dà il più delle volte problemi di assuefazione e di dipendenza.

Nell’ elenco del rapporto sullo studio del farmaco, questi farmaci stanno ai primi posti delle classifiche dei farmaci di classe C che risultano i più venduti  sotto il nome di Tavor o Xanax specialmente in Liguria, Valle d’Aosta e Piemonte.

Tali medicinali si trovano in commercio da oltre cinquant’anni e agiscono solo su un ricettore dei neuroni  chiamato Gaba, il benzodiazepine innesca un’azione che inibisce il sistema nervoso e quindi placa quel senso di turbamento che costituisce il fattore predominante dell’ansia.

Purtroppo non si raggiunge la causa dell’ansia  ma solo si acquietano i sintomi che la provocano. Nei riguardi di questi sintomi hanno un’azione mirata. Una volta che si sospende il farmaco comunque i sintomi tipi tremore insonnia, irrequietezza tendono a comparire da capo a distanza di un tempo lungo o addirittura breve.

E’ necessario, pertanto, al momento fare un uso moderato e poi continuare con antidepressivi dall’effetto ansiolitico.

Rischi dell’uso benzodiazepine come ansiolitico

Uno dei problemi di questo farmaco è proprio l’assuefazione. Con questo medicinale si  inizia con una dose minima e poi si passa a dosaggi sempre più alti. A questo psicofarmaco è riconosciuta l’astinenza ossia l’effetto che provoca in mancanza di medicinale così come per l’alcol o le droghe.

La soluzione del problema consiste nell’affrontare un percorso terapeutico in cui si riducono gradualmente le dosi oppure si ricorre a molecole che sono simili a quelle utilizzate per la dipendenza da alcol e oppiacei.

Se le dosi di benzodiazepina sono alte sarà maggiore la dipendenza ed il tempo necessario per diminuire le dosi.

Inoltre è acceso il dibattito sulla correlazione tra l’uso di questo farmaco e l’Alzheimer  come segnalato da una rivista del 2014 “British Medical Journal” che parla di un aumento di rischio per gli anziani fruitori di tale farmaco.