Incontinenza, colpite più le donne ma farmaci rimborsati solo agli uomini: come trattare il disturbo

Sono sempre di più le donne che purtroppo soffrono di incontinenza urinaria ovvero una involontaria perdita delle urine, che determina un peggioramento della qualità della vita e molto spesso il risultato di una sottostante condizione medica curabile, ma che nella maggior parte dei casi viene sottostimata dai medici. Questo disagio, riguardante il bisogno di correre in bagno dopo anche un semplice colpo di tosse, una risata o uno starnuto, riguarda purtroppo tra i tre ed i cinque milioni di italiani, più donne che uomini e nello specifico gli over 75. In tre casi su cinque l’incontinenza colpisce più le donne oltre che più in generale, le persone anziane, come già anticipato. Solitamente le persone che soffrono di incontinenza sono prese dall’imbarazzo, e tendono ad isolarsi, mentre le persone anziane, vengono per lo più ricoverate in istituti.

L’incontinenza si può benissimo curare con dei farmaci, se non fosse che il nostro Servizio Sanitario Nazionale rimborsa infatti i pannoloni assorbenti che non risolvono però il problema all’origine mentre per quanto riguarda i medicinali la rimborsabilità si ha solo per i pazienti e non per le pazienti di sesso femminile.Esistono tre forme del disturbo, ovvero l‘incontinenza da urgenza, quella da sforzo e quella mista; una volta riconosciuta la forma, poi viene definito l’approccio terapeutico, e dunque farmacologico e riabilitativo. Come abbiamo già anticipato, dunque, secondo quanto emerso in Italia la rimborsabilità dei farmaci che possono risolvere il problema all’origine viene accordata soltanto agli uomini, con la conseguente difficoltà a curare le donne, la maggior parte delle quali purtroppo sono costrette ad intraprendere dei percorsi che non curano il problema all’origine.

“Il fenomeno della non aderenza terapeutica è spiegato dalla convinzione che i pannoloni siano la cura dell’incontinenza. Invece esistono trattamenti chirurgici efficaci per le forme gravi e riabilitativi o farmacologici per quelle medie e lievi”, ha dichiarato Giuseppe Carrieri, ovvero il direttore della clinica urologica e del centro trapianti di rene dell’Università di Foggia.

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