Insonnia, bastano due giorni in campeggio per ristabilire l’orologio biologico

Soffri d’insonnia e vuoi sconfiggere questo fastidiosissimo problema? Da sempre è risaputo che dormire male la notte o poco, andare a dormire tardi sono tutti comportamenti che non solo causano ansia, rendono nervosi, poco reattivi e stanchi al mattino ma hanno anche importanti conseguenze sulla salute, aumentando il rischio di diabete e obesità, ed a risentirne è anche l’umo e sembra che peggiori anche la memoria. Dunque, per ovviare a questo problema, secondo gli esperti basta soltanto un weekend trascorso fuori in campeggio per aiutarci a dormire meglio. E’ questo, nello specifico, quanto suggerito a un gruppo di ricercatori della University of Colorado Boulder, secondo i quali sono sufficienti due giorni in tenda per andare a dormire prima la sera, usufruendo di tutti i benefici del caso.

A causare l’insonnia è sostanzialmente la mancanza di un ormone, chiamato melatonina, che agisce sul cervello a livello dell’ipotalamo promuovendo il sonno e preparando al sonno notturno; la melatonina, sostanzialmente aumenta quando diminuisce la luce e viceversa.Purtroppo sembra che l’esposizione alle luci artificiali quali tablet, smartphone e tv abbiano modificato le naturali fluttuazioni della melatonina con conseguenti ritardi nella produzione, e questo causa l’insonnia.

Dunque, secondo quanto riferito dagli stessi ricercatori, sembra che dormire in campeggio possa aiutare a combattere l’insonnia; basta soltanto un weekend in tenda per ristabilire il giusto orologio biologico, anticipando la produzione di melatonina di circa un’ora. A tal riguardo è intervenuto Francesco Peverini, ovvero il direttore scientifico della Fondazione per la Ricerca e Cura dei disturbi del sonno Onlus, il quale ha dichiarato che l’esposizione alla luce naturale è fondamentale per regolare la produzione di melatonina ed aiuta a non prolungare il sonno oltre le ore di buio.Sono sempre di più purtroppo le persone che soffrono di insonnia, soprattutto in età adulta, e questo disturbo, secondo un recente studio potrebbe a lunga andare portare ad attacchi d’asma.