Micotossine e glifosato oltre i limiti nella pasta: sotto accusa note marche italiane

In questi giorni sembra essere stato lanciato da parte degli esperti riguardo la massiccia presenza di micotossine, glifosato e metalli pesanti nella pasta, soprattutto in quella commercializzata da alcune note aziende italiane. Secondo quanto è emerso, sembra che la bufera sia nata dopo alcuni dati pubblicati da Granosalus, un’associazione nata a Foggia nell’ottobre 2016 ed autodefinitasi “produttori in difesa dei consumatori” e si tratterebbe degli esiti relativi ad una ricerca effettuata, i quali evidenziano la presenza di tracce dei contaminanti sopra indicati sia pur entro i limiti di legge. “Don, Glifosate e Cadmio entro i limiti di legge per gli adulti, ma almeno due marche di spaghetti si superavano i limiti di Don per la tutela della salute dei bambini”, è questo quanto si legge, nello specifico nell’annuncio pubblicato da Granosalus che ha puntato il punto per lo più contro la coopresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia.

Secondo quanto riferito, sembra che l’associazione Granosalus abbia commissionato delle analisi di alcuni campioni di pasta prodotti dalle principali industrie del settore, tra i quali Granoro, Voiello, Barilla e De Cecco, dalle quali è emersa la presenza di sostanze contaminanti, tra i quali il glifosate ed il diserbante.Nello specifico sembra che il glifosate, ovvero il composto chimico divenuto di libera produzione nel 2001, anno in cui è scaduto il relativo brevetto di produzione, sembra essere risultato al di sopra dei limiti di legge in alcuni campioni di pasta presi in considerazione nel corso della ricerca.

Andando più nello specifico, ecco i dati delle analisi commissionate da Granosalus: nel campione a marchio Coop il glifosate è stato rinvenuto a 0,013 mg/kg, poi a 0,033 mg/kg ne La Molisana, 0,039 nella Granoro 100, a 0,05 nella Voiello, a 0,052 nella De Cecco, a 0,062 nella Garofalo, a 0,102 nella Barilla e infine a 0,11 nella Divella. Questi danni hanno provocato tanto allarmismo, ma hanno anche dato adito ad ampie proteste da parte delle aziende produttrici di pasta.