Scienziato si inietta l’elisir di lunga vita, la storia di Brian Hanley

Scienziato scopre l’elisir di lunga vita, convivendo con DNA estraneo al proprio. La storia del microbiologo americano, Brian Hanley.

Convivere con DNA estraneo al proprio: non si tratta della trama di un film di fantascienza, ma della storia vera dello scienziato americano sessantenne, Brian Hanley che, da un paio di anni, ha riportato i livelli dell’ormone GHRH, ossia ormone di rilascio della somatrotopina, a quelli della gioventù. Una terapia genetica molto singolare che ha un solo obiettivo: ritardare il processo naturale di invecchiamento del corpo.

Hanley, dunque, ha scoperto l’elisir di lunga vita? Il microbiologo ha scoperto che l’ormone GHRH, altrimneti detto somatorelina, si aggancia alle cellule con gli stessi recettori del virus dell’HIV. Pertanto, dopo aver condotto studi sull’AIDS presso l’Università della California, ha elaborato una terapia contro questo male, avvalendosi proprio di questo ormone che ha dimostrato avere effetti benefici sul sistema immunitario, in merito ad altre patologie.

Le case farmaceutiche non accolsero positivamente l’approccio di Hanley che, nel 2009, fondò la compagnia di genetica Butterfly Sciences. Pertanto, lo studioso decise di concentrare tutti i suoi sforzi su una terapia che mirasse a combattere l’invecchiamento del corpo, proprio partendo dall’ormone GHRH, che promuove il rilascio dell’ormone della crescita, che tende a decrementare in età adulta e in fase avanzata di invecchiamento.

In parole povere, Hanley si è posto l’obiettivo di ripristinare i livelli di GHRH a quelli di una persona di 30 anni. Il processo ha previsto la creazione in laboratorio di un plasmide, contenente un gene per l’ormone GHRH, una micro vescicola caratterizzata dalle informazione genetiche utili per produrlo.

Si è fatto iniettare nella coscia diversi plasmidi prodotti da un laboratorio – al costo di 10 mila dollari – mediante elettroporazione ossia con una scossa elettrica molto dolorosa che permette, però, di rinnovare la produzione dell’ormone. Non si sa ancora se tale terapia sia realmente efficace e si dovrà valutare anche l’insorgenza di effetti collaterali e di malattie legate all’ipofisi e al nascere di tumori.

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